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Jul, 2026
Ti racconto L’ARCOBALENO – Capaci di umanità di Don Roberto Tondato
Mestre scrivo queste righe per il nostro Magazine sono ancora fortemente turbato dal recente fatto di cronaca nera accaduto a San Stino di Livenza, dove un diciasettenne ha ucciso la zia e ne ha gettato il cadavere in un canale. Episodio terribile, difficile da commentare, che aumenta quelle pagine che purtroppo leggiamo con crescente frequenza e che ci fanno molto pensare come adulti, come genitori, come educatori.
Nascono tante domande e, forse, quella che in questi giorni mi ritorna di più è: “Che cosa sta succedendo ai nostri ragazzi?”: me la faccio con quel particolare senso di responsabilità che sente chiunque si lasci coinvolgere dentro la dinamica educativa. È, quindi, una domanda che credo sentiamo tutti noi che, frequentando l’Arcobaleno, dall’avventura dell’educazione ci siamo lasciati – per così dire – prendere la mano. Andiamo in cerca di una risposta, non tanto per la curiosità, bensì per avere una piccola luce che ci guidi nel nostro agire.
Cosa sia scattato in questo ragazzo è per noi impossibile saperlo. Commentando un altro terribile fatto di cronaca (la strage di Paderno Dugnano) tempo fa lo scrittore Enrico Galliano citava una riflessione del Prof. Umberto Galiberti a proposito del fenomeno dei sassi gettati dai cavalcavia nei primi anni duemila. Secondo il famoso psicologo e psicanalista tali episodi accadevano anche perché “per quei ragazzi, quelle erano come macchine vuote”.
Forse questa può essere una delle possibili chiavi di lettura che lega quegli eventi all’oggi. Tanta violenza raccontata, filmata, mostrata, cantata finisce per anestetizzarci rispetto al dolore; ci fa pensare al male come ad uno spettacolo, ce lo rende non orribile ma “familiare”, anzi addirittura ce lo suggerisce come possibilità per eliminare ciò che mi ostacola nel raggiungimento dei miei obiettivi. Così vediamo le coscienze indurirsi e tanti, anche vicino a noi, diventare arroganti e aggressivi nel rivendicare diritti, nel farsi giustizia, nel prendere quello che vogliono, anche calpestando gli altri… tanto sono vuoti.
Invece non dovremmo mai dimenticare che il male fa male sempre: lascia una cicatrice in chi lo riceve e in chi lo commette. Per questo ci è chiesto di non dimenticare mai l’empatia, la capacità di metterci nei panni degli altri, di vedere che in tutti c’è qualcosa di sacro, prezioso, intoccabile. E ancora ci è chiesto di restare capaci di umanità e di sentire su di noi un po’ dell’altrui afflizione per saper di soffrire per e con chi soffre, come raccomandava San Paolo ai Romani, ormai quasi duemila anni fa (Rm 12,14-21).
Ci è indispensabile anche saper riconciliarci con una visione più autentica e veritiera della vita… e insegnarlo a fare agli altri con il nostro esempio. La nostra esistenza non è mai, infatti, solo successo e vittoria, ma ospita più di qualche volta fallimenti e l’impossibilità di avere quello che desidererei tanto.
Infine, dovremmo restare amici della fatica con cui si raggiuge un traguardo. È uno stile che mi fa gioire per ogni passo che riesco a compiere, e mi aiuta a vedere anche in un piccolo traguardo quotidiano un motivo di gratitudine e soddisfazione.
È un continuo imparare a stare in piedi e a muovere i nostri passi nella vita. Stare accanto ai piccoli e ai ragazzi informazione ci ricorda che questa scuola per noi non è mai finita. E mentre invitiamo loro a chiedere scusa, a dire “per piacere” e a rispondere “grazie”, come a rispettare i sentimenti altrui, diffondiamo attorno a noi quella cultura che alla fine ci permette di restare umani. Tutto ciò cristianamente ha anche un nome: si chiama “vivere in comunione” e fa bene al mondo.
Don Roberto Tondato
